Tutela dei connazionali, rischio escalation regionale, impatto sulle rotte energetiche e una possibile richiesta di supporto militare da parte dei Paesi del Golfo. È il quadro delineato il 2 marzo dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuti in audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato dopo l’attacco combinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e le successive ritorsioni iraniane nella regione.
Ripercorrendo l’avvio delle operazioni, Tajani ha spiegato che Washington e Tel Aviv hanno agito “in autonomia e nella riservatezza”, informando l’Italia – insieme a Germania e Polonia – a operazioni già iniziate. Secondo il ministro, l’obiettivo dell’azione è “cancellare la minaccia nucleare e balistica” iraniana, mentre gli attacchi di Teheran contro i Paesi del Golfo rappresenterebbero un tentativo di estendere il conflitto oltre i confini iraniani.
L’operazione, ha aggiunto, potrebbe segnare un punto di svolta negli equilibri regionali, ma la durata della crisi resta incerta e potrebbe protrarsi per giorni o settimane, in funzione delle decisioni del regime iraniano. Tajani ha insistito sulla necessità di contenere l’escalation e ha ribadito che la linea italiana si colloca nel solco di quella dell’Unione europea.
70 mila italiani nell’area e piano rientri
Ampio spazio è stato dedicato alla presenza italiana nella regione. Tajani ha parlato di oltre 70 mila connazionali tra residenti e presenze temporanee, con circa 30 mila tra Dubai e Abu Dhabi e meno di 500 in Iran. Al momento, non risultano italiani coinvolti negli attacchi, ma la paralisi del traffico aereo sta producendo effetti significativi su turisti e lavoratori in transito.
Il governo ha attivato voli charter e collegamenti speciali per facilitare i rientri, incluso un volo Abu Dhabi–Milano per circa 200 studenti minorenni. L’Unità di crisi è operativa con una task force dedicata e ha già gestito migliaia di chiamate e richieste di assistenza. La gestione dei flussi di rientro, in un contesto di spazio aereo parzialmente chiuso, rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’emergenza.
Sicurezza militare e presenza italiana
Dal canto suo, Crosetto ha definito la crisi “di elevata ampiezza” e ha spiegato che le operazioni condotte da Stati Uniti e Israele sono state pianificate per colpire centri di comando, sistemi aerei e programmi missilistici iraniani ritenuti una minaccia imminente.
Il ministro ha riferito di aver alleggerito la presenza del personale nelle aree più esposte e di aver rivisto i piani di sicurezza ed evacuazione. Oltre 300 militari italiani presenti in Kuwait – area colpita da missili iraniani – si troverebbero al sicuro e non si registrano feriti tra i contingenti italiani. L’esecutivo, ha assicurato Crosetto, continuerà a riferire tempestivamente al Parlamento sugli sviluppi.
Hormuz, energia e costi per l’Europa
Un passaggio centrale dell’informativa ha riguardato lo Stretto di Hormuz, snodo strategico attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota rilevante del commercio globale di gas naturale liquefatto. Anche una riduzione parziale dei flussi o un aumento del rischio percepito può avere effetti immediati sui prezzi dell’energia, sui premi assicurativi e sui costi di trasporto.
Secondo Crosetto, rincari fino al 30-40% sui costi logistici non sarebbero da escludere in caso di tensioni prolungate. Un elemento che, in un contesto di fragilità delle catene di approvvigionamento e tensioni commerciali globali, rischia di avere ripercussioni dirette sull’economia europea e sul tessuto produttivo italiano.
Le richieste del Golfo e il nodo politico interno
Tra i punti più sensibili emersi in Parlamento vi è la richiesta, avanzata da alcuni Paesi del Golfo, di rafforzare con urgenza le proprie capacità difensive. Crosetto ha parlato della possibilità di fornire sistemi di difesa, in particolare antidrone e antiaerei, precisando che si tratterebbe di aiuti per la difesa e la logistica e che ogni decisione sarebbe comunque sottoposta al Parlamento.
Il ministro ha inoltre aperto una riflessione sugli strumenti normativi che regolano la partecipazione italiana alle missioni internazionali, sostenendo la necessità di meccanismi più flessibili in scenari che possono mutare rapidamente, pur nel rispetto delle prerogative parlamentari. Le opposizioni hanno definito “gravi e preoccupanti” gli scenari delineati e hanno chiesto garanzie sul fatto che l’Italia non venga coinvolta in un conflitto più ampio, sollecitando anche una presa di posizione più esplicita da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Tra tutela dei connazionali, stabilità energetica e richieste di supporto militare, la crisi mediorientale si configura così come un banco di prova per la politica estera italiana, chiamata a bilanciare allineamento europeo, sicurezza nazionale e pressioni geopolitiche in una fase di forte instabilità regionale.

